Sullo sfondo

Si dice che il benessere di una società si misuri con il benessere dei suoi membri più indifesi. Fra i più indifesi da noi si contano certamente i bambini orfani e quelli diversamente abili. Se non avete a che fare con i loro problemi, non lavorate con loro o non avete mai avuto dei contatti con loro, può sembrare che questi bambini siano pochi. Non è così.  In realtà sono moltissimi, ma fino ad un certo momento vivono in un mondo parallelo, isolato dal vostro, che si chiama Orfanotrofio. Esistono diversi orfanotrofi. In alcuni, i direttori assumono personale responsabile, sensibile ed attento, procurano sostegno economico ai ragazzi, li fanno partecipare ad escursioni e viaggi in altre città e paesi, li stimolano a ricevere un’istruzione. Ma in altri orfanotrofi le parole “diritti dei bambini” non si trovano nemmeno sul vocabolario. Lì regnano l’autoritarismo del personale, trasformato in lassismo nel rapporto con i bambini, l’abuso della punizione fisica e dell’umiliazione morale. Ci sono poi orfanotrofi nei quali il programma scolastico si rifà a quello di istruzione statale, la maggior parte però sono “scuole speciali”. Ma nessun orfanotrofio può sostituire ciò che è la famiglia per un bambino.

Nel nostro paese, il sistema di istruzione statale per i bambini-orfani funziona così. Se i genitori hanno abbandonato il bambino o per altre ragioni sono stati privati della potestà, il governo si prende cura del minore, inserendolo a seconda dell’età in uno dei seguenti istituti: fino a 4 anni nella Casa del Bambino, dai 4 ai 7 in orfanotrofio, più di 7 anni in collegio-orfanotrofio. Il destino del bambino dipende dalla decisione di una commissione medico-pedagogica, che con il bambino non ha mai avuto alcun rapporto. È la commissione che decide in quale tipo di orfanotrofio finirà. Raramente il bambino viene dichiarato sano: molto più spesso gli viene diagnosticata la sindrome di down. Anche in questo caso esistono delle varianti. I bambini con un difetto di sviluppo leggero finiscono in orfanotrofi-“scuole speciali”, che forniscono un’istruzione secondo il programma di scuola ausiliaria, dopo la quale i ragazzi si iscrivono alle scuole professionali. A Mosca questi ragazzi ricevono dal governo un appartamento monolocale. I bambini che presentano difetti di sviluppo più gravi non vengono considerati abili allo studio e finiscono in altri istituti, che non sono riconosciuti dal Ministero dell’istruzione, ma dal Ministero della Sanità e dello Sviluppo Sociale. Compiuti i diciotto anni questi ragazzi passano direttamente agli istituti per adulti diversamente abili, dove passano il resto della loro vita. Il confine tra i diversi gradi di difetto di sviluppo dei bambini è assolutamente relativo e indefinito, perciò molti hanno le stesse probabilità di ricevere un appartamento…oppure finire in un istituto per adulti handiccapati. Questione di fortuna. Ottenere poi il riesame della commissione o cambiare la  diagnosi è molto difficile. Alle persone che costituiscono questo sistema non è necessario nessun riesame.

Purtroppo, la sindrome di down viene diagnosticata in modo ingiustificato: la causa non sempre è un’effettiva lesione organica dell’encefalo, anzi spesso è un abbandono pedagogico e l’assoluta mancanza di stimoli per sviluppo.  Immagenatevi un bambino che sin dall’infanzia vive nella Casa del bambino, dove a un solo insegnante sono affidati 10-20 bambini. Anche se quest’insegnante avesse mille braccia come un dio indiano, non potrebbe fare neanche la minima parte di quello che riesce a fare una madre con suo figlio. Oltre a nutrirlo, metterlo a dormire e portarlo a fare una passeggiata bisogna anche parlare con ogni bambino, giocare con lui, portarlo in braccio. In gran parte delle famiglie contemporanee un bambino ha tanti adulti attorno: la madre, il padre, la nonna e il nonno, spesso anche fratelli e sorelle maggiori, ognuno dei quali è un “insegnante” per il piccolo. In istituto un bambino è apriori privato di tutto questo. I gruppi sono composti da coetanei: questa è infatti la soluzione più comoda per gli insegnanti, visto che con tutti possono applicare uno stesso regolamento. È un bene per il bambino passare almeno i primi anni di vita accanto ad un solo educatore. Purtroppo, per gli educatori, facendo un lavoro pesante e pagato malamente, è ordinario licenziarsi spesso. E’ difficile immaginarsi che ogni sei mesi un bambino abbia una nuova mamma. In tali condizioni certamente non si può parlare di sviluppo completo e il destino del bambino è predeterminato sin dall’inizio. La sua sorte può cambiare solo in un caso: se lo adotteranno, o lo prenderanno sotto tutela o in affido in una famiglia.

 Finire in orfanotrofio e poi in collegio non fa che aumentare l’abisso che separa un bambino orfano da uno che cresce in famiglia. Di nuovo i gruppi di coetanei, di nuovo un solo insegnante  per tutti ed una cerchia di contatti molto ristretta. Le rare uscite dall’orfanotrofio il più delle volte coincidono con iniziative organizzate solamente per gli istituti (un concerto di beneficenza, l’Albero di Natale, etc). Si ha l’impressione che la società tenti intenzionalmente di isolare questi bambini. Quando un ragazzo compie 18 anni (o 20, o 23), la tutela statale termina. Questo certamente non accade da un giorno all’altro, ma il ragazzo viene preparato all’uscita dall’orfanotrofio. Negli istituti gli  insegnano una materia speciale (che suona come “Educazione alla società e alla vita di tutti i giorni”),  lo sistemano in un collegio, gli danno un appartamento e dei soldi per i primi tempi. In ogni caso, per tanti ragazzi questo momento diventa una dura prova che non riescono a superare.

Ai ragazzi cresciuti negli orfanotrofi da una parte manca l’attenzione degli adulti, dall’altra però non sono assolutamente indipendenti. Sono abituati ad essere mantenuti e a vivere in gruppo. Perciò dopo l’uscita dall’orfanotrofio hanno prima di tutto problemi di tipo psicologico. Non sanno comunicare senza aggressività, non si fidano degli adulti, non sono abituati a prendersi responsabilità, hanno pochissima autostima. Per queste ragioni fanno molta fatica ad adattarsi alla società. Sperperano velocemente e in modo irrazionale i soldi, gli danno lavoro di malavoglia e solo a salari molto bassi. Vivere da soli per loro è difficile e strano, perciò di solito si riuniscono in un appartamento e danno in affitto gli altri. Ecco comparire soldi facili e tanto tempo libero. Il risultato emerge da una statistica spaventosa, resa pubblica dalla Procura della Federazione Russa: solo un ragazzo su dieci usciti dagli orfanotrofi diventa un membro perfettamente integrato nella società, lavora e ha una famiglia. Il destino degli altri nove sono alcolismo, tossicodipendenza, criminalità, addirittura il suicidio. Il sistema di educazione statale dei bambini orfani condanna la maggior parte di essi ad una vita infelice. E breve.

Noi del centro “I bambini di Maria” tentiamo di cambiare lo stato delle cose, cerchiamo un modo per farlo. Non possiamo cambiare la vita nemmeno di tutti i bambini orfani di Mosca, sono moltissimi. Ma lavorando in questo campo già da 14 hanni abbiamo imparato qualcosa, abbiamo trovato risposte a qualche domanda e siamo pronti a condividere la nostra esperienza con altre persone. Attraverso il sito vogliamo rendere i diversi aspetti del nostro lavoro. In tanti hanno lasciato le proprie opinioni: insegnanti e volontari, bambini ed educatori. Speriamo che tutto il materiale del sito vi possa essere utile se già lavorate con bambini orfani. Oppure, chissà, vi farà venire voglia di entrare nella loro vita. Venite a trovarci per conoscerci meglio!